20 gen 2011

Consiglio di Amministrazione - proposte [ work in progress ]

E' necessario improntare una discussione politica e tecnica su ciascun punto degli statuti di ateneo, in modo da costruire proposte in grado di svuotare dall'interno l'applicazione della ormai legge Gelmini. Non si tratta di un approccio emendativo, riteniamo infatti che la legge Gelmini vada abrogata per intero e non vi sia spazio per una politica di correttivi. Proprio per questo crediamo però che sia necessario affiancare a un imponente impegno di movimento dentro gli atenei, la capacità di proporre all'interno delle commissioni emendamenti e modifiche concrete, tese da un lato a svuotare di senso l'applicazione stessa della riforma, e dall'altro lato, inserirsi nelle possibilità aperte da una riscrittura complessiva degli statuti, finalizzata a ampliare diritti e spazi di partecipazione

Il Cda conseguente alle modifiche apportate dal Ddl Gelmini prevede un forte aumento dei poteri rispetto al Senato Accademico. Inoltre una diminuzione del numero dei membri del Cda ad 11 componenti.



Proposte:

1) Definire la natura dei membri esterni in Cda.

  • Richiedere che i membri esterni non siano superiori in nessun caso al 40% (limite posto dal Ddl) evitare che in alcuni atenei i membri esterni siano superiori a questo limite.
  • Richiedere che i membri esterni del Cda non siano enti privati o fondazioni a scopo di lucro.
  • Richiedere che non vi siano tra i membri esterni del Cda enti pubblici, ipoteticamente preferibili a enti o fondazioni private.
  • In merito alle proposte sulla scelta dei membri esterni si deve tener conto della poca chiarezza del Ddl e che le uniche limitazioni sugli esterni sono contenute nella definizione che li definisce “personalità italiane e straniere in possesso di comprovata capacità in campo amministrativo e gestionale”; Il Cda dovrà definire e valutare le comprovate capacità si può ritenere di non identificare queste capacità e valutare le persone e il loro curriculum nominalmente oppure costruire una griglia di capacità sulla base del quale scegliere gli esterni (il primo sistema permette una valutazione singola e può limitare in misura minore criteri troppo restrittivi anche se nelle valutazioni singole si rischia l’aumento dei poteri dei baroni universitari, il secondo sistema limita le scelte singole ma crea delle garanzie stabili; Tutti i due sistemi sono comunque in grado di fornire delle garanzie limitate di trasparenza).
  • I membri esterni al Cda possono anche essere scelti tra gli studenti non iscritti all’ateneo, ipoteticamente si potrebbe richiedere di avere uno studente membro degli organi centrali o meno di un’altra università (si potrebbe richiedere che gli studenti di Torino proponessero uno studente in Cda di Pisa, si potrebbero quindi scambiare i rappresentanti delle organizzazioni di sinistra universitaria tra gli atenei).
Altre ipotesi sono quelle di proporre un o più precari tra i membri esterni, formalmente questa ipotesi è da valutare ma di fatto realizzabile in quanto i precari non appartengono ai ruoli d’ateneo (limitazione posta dal Ddl Gelmini).
Si può inoltre fare una valutazione sul fatto che tra i membri esterni si debbano stabilire dei criteri reali di scelta che impediscano l’entrata in Cda di privati, fondazioni a scopo di lucro, qualsiasi tipo di ente che ha rapporti economici con l’università (si eliminano le fondazioni bancarie o le regioni che investono ad esempio nei dottorati o negli assegni di ricerca in università).
Limitare la selezioni degli esterni a enti no-profit, persone di elevate capacità in campo artistico – culturale – gestionale ma senza interessi economici nell'università o in enti privati che potrebbero ricevere un guadagno economico indiretto dall'essere membri del Cda dell'università.

2) Criteri e metodi di elezione del Cda

  • Difendere il mandato di 4 anni per i membri in Cda e di due anni per gli studenti rinnovabile uno sola volta, aspetto condivisibile del Ddl
  • Richiedere che anche in Cda siano rappresentate tutte le componenti dell'ateneo – risulterà sicuramente più difficile in Cda che in Senato Accademico ottenere un numero di posti in Cda per le singole componenti proporzionato al loro peso numerico in ateneo visto il numero di posti limitato - i professori ordinari proveranno ad aggiudicarsi tutti i posti disponibili esclusi i posti riservati agli esterni.
  • Chiedere che sia rispettato l'articolo 6, comma 1, del decreto-legge 21 aprile 1995, n.120 che prevede la presenza negli organi collegiali degli atenei di una rappresentanza degli studenti “in misura non inferiore al 15%”, quindi in Cda un minimo di 2 rappresentanti degli studenti.
  • Sui meccanismi di elezione dei membri esterni ed interni al Cda il Ddl non contiene elementi utile a determinare un metodo univoco di selezione ed elezione.
Si ritiene quindi fondamentale far si che i membri del Cda vengano tutti scelti e votati dalla maggioranza più ampia possibile delle componenti universitarie.
Sui membri esterni si può pensare che essi verranno verosimilmente scelti dal Rettore ma vincolati al parere del Senato Accademico come richiesta minima.
Si può inoltre richiedere per quanto difficilmente ottenibile che la rosa di nomi presentata dal Rettore o dal Senato Accademico sia sottoposta al voto di tutte le componenti dell'università studenti inclusi con possibilità di dare una o più preferenze oppure che si crei un sistema con voto ponderato ma proporzionato al peso delle componenti.
Un altro ipotetico passaggio di garanzia potrebbe prevedere il passaggio e la selezione degli esterni vincolata al voto o al parere favorevole o contrario sui singoli nomi o sull'intera rosa di nomi da parte della facoltà a cui si potrebbe richiedere di esprimere un parere anche vincolante.
  • Un parere vincolante o meno lo si può richiedere per i membri interni ed esterni ai consigli degli studenti o ai rappresentanti degli studenti in tutti gli organi.
  • Sui meccanismi di elezione dei membri interni all'università in Cda essi potranno essere eletti dal Senato Accademico o votati da tutte le componenti dell'ateneo per elezione diretta.
Si ritiene preferibile l'elezione con voto da parte di tutte le componenti dell'ateneo studenti inclusi della totalità dei nomi con la possibilità di esprimere una o più preferenze, o in alternativa vincolare un numero di posti in Cda alle singole componenti dell'ateneo (1 posti per gli ordinari, 1 associati, 1 ricercatore, 1 tecnico amministrativo e 2 studenti) che separatamente eleggeranno i propri rappresentanti.
3) Poteri e attività del Cda

  • Limitare nella misura maggiore possibile le competenze del Cda alla contabilità, all'indirizzo economico e alla formulazione di proposte economico e gestionali.
Evitare che il Cda assuma troppi poteri di indirizzo politico dell'ateneo e che si eviti la possibilità per il Cda di chiudere sedi o corsi senza avere previa autorizzazione o almeno parere favorevole del Senato Accademico e possibilmente da parte della facoltà interessata e del singolo corso di laurea o della singola sede.
  • Richiedere che i bilanci siano basati su criteri di trasparenza e che siano discussi nella maniera più ampia possibile.
Inoltre richiedere che i bilanci di programmazione triennale siano basati su dati realmente verificabili e di lungo periodo, spesso i bilanci triennali sono bilanci ipotetici e non basati su dati reali.

4 commenti:

  1. C'è scritto da qualche parte che il voto dei membri esterni nel C.d.A. debba contare qualcosa?
    Cioè, è possibile prevedere che una proposta nel C.d.A. venga approvata quando sono favorevoli la maggioranza dei rappresentanti interni all'università e bocciata quando sono contrari la maggioranza degli interni? Magari facendo contare gli esterni in caso di parità.
    In questo modo verrebbe lasciato il diritto di voto e la presenza agli esterni, ma sarebbero svuotati di ogni potere concreto.

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  2. mi pare non ci sia scritto nulla a tale proposito!
    L'idea di tafano mi pare ottima!

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  3. Già. E' possibile arginare "teoricamente" la presenza di esterni in tal modo. La loro presenza può essere derubricata a "invitati permanenti".

    Dovremmo inoltre pensare ad evitare che soggetti esterni - in un contesto in cui le lobby universitarie tenderanno a rafforzarsi per superare i vincoli introdotti a livello Ateneo e laddove si predilige la formula delle federazioni - siano in realtà ex baroni con "comprovate esperienze" che hanno già svolto il ruolo di CdA in altre sedi universitarie e che, terminata la loro permanenza in servizio [post- 70 anni], decidano di continuare ad incidere nelle dinamiche universitarie.

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  4. Ma vi siete calati la Gelmini per colazione??? Cioè: siete davvero convinti di sedervi ad un tavolo con i baroni per dire: "l'università noi la vogliamo fare così e così" Azzerare gli effetti della riforma con la nuova stesura dello statuto d'ateneo??? BAH NON C'è PIU' "RELIGIONE"

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