4 mar 2011

da Catania: Statuto democratico, trasparente e condiviso: al via la raccolta firme

da Movimento Studentesco Catanese - Ha avuto inizio ufficialmente la raccolta firme fra studenti, docenti, ricercatori, precari e dipendenti "Per uno Statuto democratico, trasparente e condiviso" promossa dal Coordinamento Unico d'Ateneo e il Movimento Studentesco Catanese.
A seguire il testo della raccolta firme.


La scelta del Rettore e degli organi dell’Ateneo di Catania di procedere comunque alla nomina della Commissione
Statuto, sia pur in presenza di un ampio e motivato dissenso all’interno dell’Ateneo stesso, e non certo di sterili ingerenze
esterne, appare un sintomo di debolezza e fragilità politica che allontana ancora – per metodi e forme - l’Università di
Catania da altri ed eccellenti Atenei italiani che hanno ben diversamente risposto alla scommessa della fase complessa,
delicata e “straordinaria” di riscrittura della carta costituente della comunità universitaria.
Riteniamo, in tal senso, che il gesto più coerente e corretto da parte dei componenti, appena nominati, della
Commissione, sia quello delle dimissioni immediate e irrevocabili e che vi sia una contestuale apertura a forme più
condivise di scelta della Commissione stessa.

Ciò appare ancora più opportuno anche alla luce dei vizi procedurali che, come denunciato da alcuni presidi, hanno
caratterizzato la nomina dei sei membri della Commissione da parte del Senato Accademico, a partire dall’imposizione del
voto palese e dalla inibizione di un dibattito democratico.

Riteniamo dunque che, in modo responsabile, tutta la comunità accademica debba interrogarsi su metodo e merito della
redazione dello Statuto, e che la Commissione non debba semplicemente e in modo autoreferenziale rispondere ai suoi
stessi designatori (sia pur con larvate forme di “trasmissione” dei suoi lavori alla comunità universitaria) ma debba invece
redigere una agenda di audizioni delle strutture (Facoltà, Dipartimenti, Corsi di Laurea) e dei soggetti che rappresentano
interessi collettivi (sindacati, organizzazioni di categoria, associazioni di studenti, precari della docenza e della ricerca,
docenti e personale tecnico-amministrativo) all’interno dell’Ateneo.

Auspichiamo altresì che vadano posti da subito al centro del dibattito alcuni elementi di merito relativi allo Statuto stesso,
tanto nella sua dimensione di trasparenza etica, quanto in quella della efficienza e del buon funzionamento del sistema-
Ateneo.

A tal fine riteniamo che:

- Il numero dei componenti esterni del CDA non debba essere superiore al minimo di 3 stabilito dalle legge. Lo Statuto
dovrà prevedere criteri chiari e trasparenti di scelta dei componenti esterni; tra tali criteri è fondamentale che i
componenti scelti non abbiano ricoperto cariche politiche e istituzionali di alcun tipo almeno nei sei anni precedenti alla
nomina.

- La nomina dei restanti consiglieri di amministrazione debba rispondere a criteri di elevata qualità scientifica, gestionale
ed organizzativa. A tal fine, onde evitare fenomeni di cooptazione al ribasso, diviene utile pensare a forme – quali dei
search committees, frutto di libere elezioni interne – di individuazione di nomi d’eccellenza e riconosciuta capacità
all’interno di tutte le componenti universitarie.

- Le forme di elezione del Rettore, degli Organi dell’Ateneo (compresa la commissione di disciplina) e dei dipartimenti
dovranno essere realmente democratiche. E’ necessario confermare l’equiparazione alle altre fasce docenti del voto di
ciascun ricercatore, a tempo indeterminato e a tempo determinato (data anche la fragilità di quest’ultima posizione negli
anni a venire). Per i docenti a contratto e gli assegnisti di ricerca deve essere prevista un’adeguata forma di
riconoscimento del proprio ruolo nell’Ateneo attraverso le giuste forme di regolazione giuridica e patrimoniale e di
rappresentanza negli organi di governo. Irrinunciabile è anche l’apporto ad ogni livello delle rappresentanze del
personale tecnico-amministrativo e degli studenti.

- E’ necessario prevedere forme di democrazia diretta su questioni di vitale importanza per l’Ateneo, come ad esempio
l’avvio di una discussione sui nuovi regolamenti che nella loro totalità si configurano come un vero “contratto di Ateneo”.

- E’ necessario prevedere, tanto nello Statuto d’Ateneo quanto in quelli dei singoli dipartimenti (frutto della libera
associazione dei docenti, sulla base di precisi obiettivi didattici e di ricerca), forme chiare di distribuzione delle risorse e
di costruzione della programmazione, secondo criteri trasparenti legati alla qualità e al merito della ricerca e della
didattica.

- E’ necessario prevedere, all’interno dello Statuto, forme di monitoraggio dell’offerta didattica al fine di evitare – in
seguito alle riduzioni venture di risorse – tagli di settori importanti e strategici operati per pure ragioni di “contabilità”.

E’ dunque urgente che si apra un dibattito ampio e democratico nell’Ateneo su questi temi di vitale importanza per la
nostra comunità universitaria.

Il ricorso dei Presidi al Tar? Solo un bluff!
C’è chi scommette che i presidi "dissidenti" faranno un passo indietro rispetto alle scorse settimane e non presenteranno alcun ricorso al tar. Un ricorso già scritto, ma che, probabilmente, non arriverà mai in sede giudiziaria. Si profila, infatti, una fase di tregua, ma che, in realtà, nasconde sotto una fase di intense mediazioni e scambi che hanno come nodo centrale il trasferimento dei "poteri" dalle facoltà (che la riforma destituisce) ai dipartimenti. E non è roba da poco. Basti pensare, per esempio, proprio alla sparizione della figura del preside sostituita dai mega-direttori di dipartimento o alla riorganizzazione dell'attività didattica e delle risorse economiche.
La tregua, sancita lunedì scorso durante la seduta di Senato accademico, nasce dalla promessa che il rettore ha fatto ai presidi, dissidenti compresi, di un incontro teso a trovare una immediata riconciliazione. Un rendez-vous 12 più uno, che avrà luogo lunedì 28 febbraio, per accontentare tutti e proseguire i lavori della ormai riconosciuta "commissione dei ViceRècca" in modo sereno e senza "sterili strumentalizzazioni".
Il ricorso e le parole di fuoco lanciate circa venti giorni fa dai presidi Di Cataldo, Famoso, Buttà e Barone, espressioni come "comunità universitaria umiliata" o "situazione gravissima e senza precedenti", altro non erano che strumenti di contrattazione per avere ancora qualche voce in capitolo in un Ateneo sempre più immagine e somiglianza del Magnifico Monarca.
Cosa succederà e quali scenari si prospettano è ancora presto per dirlo. Molto dipenderà dall'esito delle riunioni che avranno luogo nei prossimi giorni, a partire proprio da quella di lunedì con i dodici presidi.
Riunioni per pochi intimi, ovviamente.

Esclusivo: il Rettore vuole cambiare il regolamento per evitare il ricorso al Tar?
La seduta del Senato Accademico che ha deciso la nomina dei 6 membri della Commissione è stata piuttosto movimentata e segnata da forti divisioni.
Cosa è successo in Senato
Molti membri non votano ritenendo la seduta nulla per i metodi seguiti.
Il Preside di Economia, Prof. Buttà, ha dichiarato che “il metodo seguito dal Rettore è gravemente antidemocratico, ispirato a un approccio palesemente e volutamente di tipo unilaterale, conflittuale e prevaricatorio, molto distante dagli impegni da lui [Rettore] presi in occasioni ufficiali, e che non lascia presagire nulla di positivo per i futuri assetti dell'Ateneo.”
Il Preside di Giurisprudenza, Prof. Di Cataldo, segnala l’incompatibilità tra il metodo di composizione seguito dal “Magnifico” e il regolamento del Senato Accademico: l’art. 8 prevede, infatti che, in caso di designazioni (e così è nel caso della Commissione), occorre sempre procedere presentando una terna di candidati: "La votazione per le designazioni ha luogo in base al sistema del voto limitato a non più di un terzo dei nominativi da designare". Il Rettore, invece, ha presentato una lista di sei nomi, limitando ogni possibilità di discussione, impedendo proposte alternative e chiedendo un voto unico per l’intera lista.
Cosa sta accadendo
Il tempo passa ma i senatori contrari non demordono: hanno annunciato che ricorreranno al Tar per la “questione art.8”; se il giudice darà loro ragione la Commissione sarà dichiarata illegittima e così anche lo Statuto da essa formulato. Un rischio troppo grande per il “Magnifico Monarca” che, però risponde all'attacco: non decide, infatti, saggiamente, di fare un passo indietro annullando le nomine della Commissione e aprendo un dibattito ampio e trasparente, ma reagisce differentemente.
La reazione del Rettore
Il Rettore pare prenda una decisione ancora più assurda e autoritaria: voci vicine al Senato Accademico ci hanno informato che durante la seduta di domani (lunedì), proporrà una modifica del Regolamento del Senato Accademico, per emendare, così, l’art. 8 ed evitare un ricorso al Tar da parte dei “senatori ribelli”. La voce sembra confermata dalla lista degli ordini del giorno: al punto 7 si legge “modifica del regolamento del Senato Accademico”.
Non ci resta che attendere e scoprire se le voci giunte siano fondate. Se ciò si rivelasse vero, saremmo davanti ad un dittatore d'Ateneo, piuttosto che ad un mite e democratico Rettore.

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